Chi segue APPasseggio lo conosce bene. Da anni Marco Gradozzi accompagna i nostri camminatori alla scoperta di una Roma meno conosciuta, quella che si nasconde dietro una pietra, una lapide, un muro apparentemente anonimo. Con lui abbiamo percorso le Mura Aureliane e le Mura Serviane, attraversato rioni grandi e piccoli, seguito gli itinerari dell’Anonimo di Einsiedeln, scoperto le torri medievali, camminato lungo gli acquedotti, osservato la città da prospettive insolite. Insieme abbiamo anche pubblicato Eppur si muovono, il volume dedicato ai monumenti romani che, nel corso dei secoli, hanno cambiato posto.
Basta aver partecipato a una delle sue passeggiate sa che Marco non si limita a raccontare Roma. Insegna a guardarla.
Cammino sempre guardando in alto. È una cosa sbagliatissima: rischio continuamente di essere investito.
Marco Gradozzi ride mentre lo dice. Ma basta seguirlo per pochi minuti durante una passeggiata per capire che non è una battuta. Lo sguardo, il suo, è davvero sempre rivolto verso l’alto: un cornicione, un’iscrizione, una finestra murata, una colonna riutilizzata. Particolari che alla maggior parte delle persone sfuggono. Ed è forse proprio questo il suo talento più grande: non quello di conoscere Roma, ma quello di insegnare agli altri a guardarla.
La sua passione nasce quasi per caso.
Un giorno, tornando a casa, vidi nel cortile del palazzo in cui abitavo la lapide che ricordava la costruzione dell’edificio. C’era una data: 1495. Mi rimase impressa. Pensai che era solo tre anni dopo la scoperta dell’America. Da bambino quella cosa mi sembrò incredibile. Fu allora che capii di abitare dentro la storia.
Da quel momento Roma è diventata il filo conduttore della sua vita.
Laureato in Storia e conservazione del patrimonio artistico, con indirizzo archeologico, oggi Marco è autore del sito Innamorati di Roma, accompagna gruppi alla scoperta della città, fotografa instancabilmente monumenti e scorci nascosti, scrive musica e coltiva un’infinita curiosità.
Ma, conoscendolo, la domanda che viene spontanea è un’altra. Come si fa a ricordare tutto?
Durante le sue uscite con APPasseggio colpisce la naturalezza con cui cita papi, imperatori, famiglie nobili, date e trasformazioni urbanistiche. Lui, però, ridimensiona subito il mistero.
Per studiare la storia bisogna prima costruirsi una struttura mentale. E per farlo le date sono fondamentali. Io le ho sempre immaginate come i chiodi che uno scalatore pianta nella parete di una montagna. Pianti un chiodo, cioè una data, e la colleghi a un avvenimento. Quel punto non lo dimentichi più. Poi ne pianti un altro, e un altro ancora. Alla fine costruisci tutta la tua parete.
È un’immagine semplice, quasi poetica. E probabilmente spiega meglio di qualsiasi altra il suo modo di studiare.
C’è una domanda che gli viene rivolta spesso. Dopo tanti anni di studio, Roma riesce ancora a sorprenderlo? La risposta è immediata. «Sì. Soprattutto per la luce.» Racconta di una visita ai sotterranei del Colosseo, organizzata al tramonto, quando ormai tutti i visitatori erano usciti.
Il sole stava calando e il travertino della fascia superiore del Colosseo si accese di un rosso incredibile. Sembrava un’altra città. Una luce così non riuscirebbe a ricrearla nemmeno un fotografo di scena.
Per Marco Roma non è mai la stessa città. Cambia con le stagioni. Cambia con le ore del giorno. Cambia perfino con il modo in cui la si osserva.
Innamorati di Roma
Il sito che ha creato non nasce da un progetto editoriale. Nasce da un’esigenza personale.
A un certo punto ho sentito il desiderio di condividere quello che studiavo. Mi rendevo conto che, parlando con gli amici, molte delle cose che per me erano ormai normali risultavano nuove per loro. Così ho deciso di metterle online.
Nessuna strategia. Nessun piano. Solo la voglia di raccontare. Oggi, però, Innamorati di Roma è diventato un punto di riferimento per migliaia di appassionati. Marco lo racconta con il sorriso.
Qualche settimana fa cercavo un mio vecchio articolo. Per fare prima ho scritto l’argomento su Google aggiungendo “Innamorati di Roma”. L’intelligenza artificiale mi ha risposto definendo il sito una fonte fondamentale sull’argomento. Mi sono detto: ma… quello sono io!
Gli chiedo quanto tempo richieda mantenere vivo un sito così ricco. Ride. «Il problema è che comincio a studiare una cosa e finisco sempre da un’altra parte». Poi trova un’immagine perfetta.
Per me è come un grappolo d’uva. Parti da un acino. Poi ne vedi un altro. Poi un altro ancora. Ogni informazione ti porta alla successiva. Alla fine alzi gli occhi e scopri che sono le tre del mattino.
È difficile descrivere meglio cosa significhi fare ricerca.
Gli domando se ci si innamora di Roma studiandola o camminandoci dentro. Non ha dubbi. «Camminare è fondamentale. Lo studio viene dopo». Prima bisogna osservare. Fermarsi. Fotografare.
Oggi basta il telefono. Una volta c’era la macchina fotografica. Si fissava un’immagine e poi, tornati a casa, la si approfondiva.
Il divulgatore
Ricordo che durante una passeggiata, Marco si fermò a commentare una facciata quattrocentesca dipinta in via dei Giubbonari. Uno dei partecipanti esclamò: «Ma io questo non l’avevo mai visto.» E Marco, di getto: «E allora io che ci sto a fare?» Marco ride ricordando quell’episodio. Poi aggiunge una riflessione che racconta bene il suo modo di fare divulgazione.
Per me è importante trovare il modo più semplice per raccontare quello che so. Cerco sempre di evitare i tecnicismi e il linguaggio troppo accademico. Preferisco usare parole semplici, perché quello che conta è che le persone colgano il senso delle cose.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui, passeggiando con lui, non si ha mai la sensazione di assistere a una lezione.
Non mi piace stare da una parte mentre gli altri ascoltano dall’altra. Mi piace l’idea di essere un gruppo di amici che trascorre un paio d’ore insieme passeggiando. Magari uno conosce qualcosa in più e la racconta agli altri. Tutto qui.
Con APPasseggio ha pubblicato Eppur si muovono, dedicato ai monumenti romani che nei secoli hanno cambiato posizione. L’ispirazione nasce da Rodolfo Lanciani. «Mi piaceva il suo modo di contestualizzare i monumenti, di raccontarne la storia. Io ho provato a seguire quella strada». Tra tutte le vicende raccontate nel libro, una continua a stupirlo. «Il palazzo all’angolo di Piazza Navona. Originariamente si trovava dove oggi passa Corso del Rinascimento. Lo hanno smontato pietra dopo pietra e ricostruito altrove». Sorride e ribadisce che a Roma niente è come sembra.
Fotografare la città
Il suo archivio fotografico conta migliaia di immagini. Ma non fotografa mai casualmente. «Quando esco da casa ho già deciso quale obiettivo porterò». Il teleobiettivo significa dettagli. Il grandangolo significa atmosfera. «Se porto un teleobiettivo andrò a cercare un particolare. Se invece scelgo il grandangolo, cercherò la luce e la suggestione». E per quella luce è disposto ad aspettare. Anche settimane.
Se arrivo in un posto e capisco che non è il momento giusto, me lo segno. Poi torno quando so che troverò la luce migliore.
La musica e il latino
Tra le passioni di Marco c’è anche la musica. Ha scritto persino una canzone in latino. Per Surge Roma ha chiesto aiuto a una professoressa di latino. Basta poco per sbagliare. Ma il latino, spiega, non è una nostalgia del passato. È piuttosto una curiosità.
Mi piacerebbe riuscire a leggere spontaneamente tutte le epigrafi che incontro per Roma. Ce ne sono ovunque e raccontano storie incredibili.
Poi cita un’espressione che ama particolarmente: «Ave atque vale. Un saluto bellissimo. Vuol dire: ti saluto e ti auguro ogni bene.»
La Roma che non c’è più
Se potesse scegliere un’epoca in cui trascorrere una giornata, Marco non avrebbe dubbi. «La Roma prima del 1870. Prima delle grandi demolizioni». Vorrebbe vedere il Porto di Ripetta. Il Porto di Ripa Grande. La vecchia stazione Termini. La città prima delle trasformazioni che hanno cambiato il suo volto. Poi accenna a un luogo poco conosciuto. Una piccola strada dietro il Portico d’Ottavia, tra via dei Funari e piazza Lovatelli.
Lì i palazzi sono costruiti con i blocchi di travertino del Portico d’Ottavia. È uno dei posti che spiegano meglio come Roma abbia continuamente riutilizzato se stessa».
Ogni volta che ripropone una passeggiata ricomincia da capo. Studia. Aggiorna. Integra. Cerca nuove immagini, nuovi documenti. Ma soprattutto approfondisce le persone. Per lui la storia di Roma non è fatta soltanto di edifici. È fatta di uomini. Di caratteri. Di passioni. Di rivalità.
Dietro ogni monumento c’è qualcuno. Un papa, un cardinale, un architetto, un artista. Se capisci loro, capisci anche la città.
Ed è così che una tomba nella chiesa di San Marcello al Corso diventa il punto di partenza per raccontare la vicenda del cardinale Michiel, avvelenato da Cesare Borgia con la celebre “cantarella”.
Dietro una pietra apparentemente silenziosa può nascondersi una storia degna di un romanzo.
Prima di salutarci gli rivolgo un’ultima domanda. Qual è il complimento più bello che potrebbe ricevere? Questa volta la risposta arriva lentamente.
Che qualcuno, dopo una mia passeggiata, mi dica: “Da oggi Roma non la vedrò più con gli stessi occhi”.
Sorride mentre lo dice. Ma basta seguirlo per pochi minuti per capire che non è una battuta. Il suo sguardo cerca sempre un dettaglio che agli altri è sfuggito: una finestra murata, un’iscrizione, un frammento di colonna riutilizzato in una facciata.
Forse è proprio questa la missione che Marco Gradozzi si è dato, senza mai dichiararla. Non insegnare la storia di Roma, ma insegnare a guardarla.
È quello che, da tanti anni, facciamo insieme ad APPasseggio: camminare per Roma, cercando ogni volta di guardarla con occhi nuovi.
Riferimenti utili
- Sito Web Innamorati di Roma
- Eppur si muovono! Il lento traslocare dei monumenti nella Roma millenaria
- Surge Roma
[a cura della redazione di APPasseggio Blog, intervista del 15 luglio 2026]
Che bella questa intervista! Ed è proprio tutto vero, Marco insegna a guardare questa bellissima, complicata città con occhi nuovi. Alla fine delle passeggiate con lui io ho sempre la sensazione di aver fatto un viaggio nello spazio/tempo, una sensazione rigenerante, quasi euforizzante.