Eppur si muovono! Il lento traslocare dei monumenti nella Roma millenaria

Nel decennale della sua fondazione l’Associazione culturale GoTellGo, nell’ambito della sua attività di promozione del territorio con l’iniziativa APPasseggio, ha promosso la pubblicazione di Eppur si muovono! Il lento traslocare dei monumenti nella Roma millenaria, un’originale guida che testimonia lo straordinario succedersi storico dell’Urbs in termini spaziali, ricostruendo la giustapposizione di ciò che c’è e di ciò che c’era ma non c’è più. L’autore Marco Gradozzi – “amante viscerale” della città di Roma, fotografo e curatore del blog “Innamorati di Roma” – presenta qui una città millenaria nella quale i monumenti (sculture, fontane, obelischi, iscrizioni, edifici, mausolei, portali, colonne, scalineate) si spostano da un punto all’altro della mappa, diventando il complice di tutti quelle testimonianze che dalla stratigrafia temporale della storia hanno premuto per essere portate alla luce. Difficilmente poteva essere fatto un omaggio più bello alla Città eterna. Dopo aver letto questa guida, non vi sorprenderete se camminando per Roma vi sorpassa una fontana, un delfino di bronzo, una scultura antica, un pezzo di facciata: anche voi direte “Eppur si muovono!”.

Riportiamo in questa pagina un estratto dell’introduzione, curata da Gabriela Häbich, anche lei infaticabile esploratrice e studiosa dela Roma eterna.

Siamo abituati a pensare a Roma in termini di stratigrafia, nella quale ogni strato storico sembra aver voluto cancellare il precedente, coprendolo e silenziandolo per secoli o millenni; tuttavia, sopra i molteplici livelli urbani che costituiscono questa città, c’è stato (e si verifica ancora) un insospettato movimento di arredi urbani. Non di quelli moderni come le panche per gli spazi pubblici, i dissuasori anti-parcheggio, i lampioni o gli attrezzi ginnici, né di semplici decorazioni come rilievi, fregi, mensole, architravi, stipiti, bensì di interi monumenti: sculture, fontane, mostre d’acqua, scale monumentali, obelischi, facciate e, infine, interi edifici tolti dalla loro collocazione originale per essere collocati in una nuova situazione.

Questa guida testimonia lo straordinario succedersi storico dell’Urbs in termini spaziali: ricostruisce la giustapposizione di ciò che c’è e di ciò che c’era ma non c’è più. Marco Gradozzi presenta qui una città millenaria nella quale i monumenti si spostano da un punto all’altro della mappa: l’autore diventa il complice di tutti quei monumenti che dalla stratigrafia temporale della storia hanno premuto per essere portati alla luce. Difficilmente poteva essere fatto un omaggio più bello alla Città eterna.

La ricerca si è tradotta in schede che, in primo luogo, offrono una dettagliata informazione sulla posizione topografica originale dei monumenti e sulla loro collocazione attuale. Da questo lavoro si evince che le frontiere di tali posizioni si trovano all’interno della nota Nuova Topografia di Roma del 1748 di Giovanni Battista Nolli: gli oggetti si spostano ma non si allontanano dal cuore pulsante dell’antica città.  […]

L’autore non solo fornisce informazioni sulla localizzazione originale dei monumenti nella città ma rintraccia altresì la loro provenienza oltre le frontiere romane, facendo viaggiare il lettore indietro nel tempo fino a Hermopolis Parva, Eliopoli, Tebe, Sais o Alessandria d’Egitto.

Per quanto riguarda invece la collocazione attuale dei monumenti, l’autore ha dovuto cimentarsi nel problema dello smembramento. Mentre alcuni monumenti sono stati spostati per intero, “mattone per mattone” […] , altri – dopo essere stati smontati – hanno trovato una ricollocazione diversa per i singoli pezzi.  […] Un secondo aspetto del lavoro di Gradozzi riguarda il movimento stesso dei monumenti, cioè le traiettorie e le diverse “soste”. Non credo che esista un’altra città dove i monumenti, o i loro frammenti, cambino collocazione come a Roma. […]. Gradozzi conduce il lettore a immaginare gli spostamenti non solo delle enormi vasche romane ma anche di colossali sculture, come le due personificazioni dei Fiumi oggi addossate al Palazzo Senatorio che dovettero fare più di un chilometro su e giù tra i colli Quirinale e Campidoglio. […]  Il primato del percorso più lungo lo detengono gli obelischi, monumenti che dal lontano Egitto furono imbarcati e portati a Roma via mare e che, dopo essere stati innalzati a Roma, subirono nuovi trasferimenti all’interno della città. A volte con il passare del tempo, dei vandali o dei cristiani, gli obelischi furono rinvenuti rotti e quindi trasportati a pezzi, nonostante il peso ragguardevole dei singoli frammenti. […]

Una conseguenza degli spostamenti degli arredi urbani è la riproposizione delle inaugurazioni, come se il ricollocamento conferisse al monumento una nuova vita oppure una nuova opportunità: così accadde per esempio all’obelisco della Stazione Termini, inaugurato una prima volta il 5 giugno 1887 e una seconda l’8 maggio 1937 per l’aggiunta del Leone di Giuda portato da Addis Abeba. […]

Tra le soste più temute dai monumenti, prima di accedere a una seconda o definitiva collocazione, vi sono i soggiorni nei depositi, soste che possono risultare molto lunghe e durante le quali alto è il rischio di cadere nell’oblio e persino di perdere dei pezzi. Ma le soste non sono state lunghe soltanto nei depositi istituzionali, alcuni monumenti dovettero giacere secoli, o quantomeno decenni, in attesa di essere ricomposti e riallestiti: la base di una delle colonne del tempio di Serapide aspettò almeno dodici secoli sulla piazza del Quirinale prima di diventare la vasca ottagonale della prima fontana di piazza del Popolo; l’obelisco Sallustiano, prima di arrivare di fronte alla chiesa della Trinità dei Monti, aspettò sdraiato addossato al muro Villa Giustiniani davanti alla facciata del Palazzo lateranense, soltanto cinquant’anni.

Un terzo aspetto analizzato riguarda le ragioni di questi spostamenti. Chi ha fatto traslocare i monumenti e perché? Chi sono stati i committenti o i promotori degli spostamenti? […]

Le ragioni sono state molteplici: la damnatio memoriae (Sisto V provò a cancellare lavori promossi da Gregorio XIII); lo sviluppo urbano (i muraglioni del Tevere inglobarono il Porto di Ripetta e costrinsero allo spostamento delle fontane del Navigante e dell’Ospizio dei Mendicanti); la viabilità per l’ampiamento delle strade (via del Babuino e la fontana del Sileno, largo Arenula e il monumento a Pietro Cossa, via XX Settembre e il monumento di Quintino Sella; la necessità di decorare nuove aree sorte a seguito si demolizioni (la Terrina di Campo de’ Fiori messa in piazza della Chiesa Nuova; la fontana di piazza Scossacavalli sistemata in piazza S. Andrea della Valle; le fontanelle delle Palle di Cannone e del Facchino a largo San Rocco; il riuso come materiali di costruzione (le iscrizioni di vicolo Orbitelli); persino le critiche dei cittadini costituirono una motivazione per spostare dei monumenti (come il Fritto misto di Rutelli).

Con grande onestà intellettuale l’autore presenta ipotesi proprie e di altri studiosi per permettere al lettore di comprendere le ragioni degli spostamenti. Inoltre, il preciso lavoro di ricostruzione è arricchito e supportato da un materiale inedito di documentazione fotografica della Roma degli ultimi decenni.

Marco Gradozzi, Eppur si muovono! Il lento traslocare dei monumenti nella Roma millenaria, con un’introduzione di Gabriela Häbich, Roma: Laboratorio web per la cultura, 2022, p. 152: ill, ISBN 978-88-940242-2-7.

 

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