![Foto: Maria Teresa Natale [CC BY NC ND]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2024/12/Finestra_Solitaria.jpeg)
La finestra era lassù, nel mezzo di una liscia parete di cemento grigio chiaro. Una finestra anonima, come le disegnano i bambini alle Elementari: un rettangolo quasi quadrato diviso in due. Le bambine spesso disegnano anche le tendine, se le hanno viste in casa. Ma quella finestra non aveva tendine. Eppure attirava, incuriosiva, stupiva tutti quelli che, passandole sotto o a poca distanza, alzavano lo sguardo.
Immaginate un palazzo alto 7-8 piani, abbastanza lungo sulla strada da ospitare vari negozi e un ingresso vasto e dotato di ascensore. Al di sopra file regolari di finestre e terrazze, niente di particolarmente elegante ma moderno sì, e terribilmente anonimo.
Sul fianco del palazzo ecco l’imprevisto, il colpo d’occhio, il mistero, la sorpresa, la domanda senza risposta!
Una finestra nel mezzo della parete laterale, UNA sola semplice, mediocre finestra. All’inizio aveva avuto la fama di una diva, così unica, così distante, e allo stesso tempo così visibile e così disposta al pettegolezzo e alla fantasia… ma intoccabile, lassù, solitaria.
Durante i suoi primi anni di vita le ipotesi furono molte, alcune assolutamente concrete e basate su presunti problemi economici del costruttore che, non potendo – come desiderato – tirare su altri palazzi contigui al primo, si sarebbe preso una piccola vendetta aprendo quella finestra che avrebbe impedito agli altri “palazzinari” di arrivare all’altezza della sua opera.
Altre ipotesi erano più fantasiose e, guarda caso, coinvolgevano soprattutto il mondo femminile.
Si bisbigliava di una bimba molto malata, immobilizzata nel suo letto, che da quella finestra poteva godere di una pezzo di cielo e del volo degli uccelli, o di una ragazza ribelle ripescata dal padre al Festival di Woodstock e rinchiusa per molto tempo in una piccola stanza dopo avervi aperto la misteriosa finestra. E ancora: mogli infedeli e dedite al piacere, nonnine devastate dalla demenza senile e anche figli (finalmente maschi!) con varie forme di pazzia…
Se ci furono delle inchieste non ne è rimasta traccia a meno di non imbarcarsi in una lunga ricerca sui giornali dell’epoca o nell’Archivio Progetti del Comune di Roma.
Volete cimentarvi anche voi nel trovare altre ipotesi razionali o storie fantasiose che giustifichino la presenza della finestra solitaria? Molte storie realistiche o immaginifiche sono venute in mente anche a me.
Quella che amo di più è legata a due elementi: mio padre dipingeva ad olio e riempiva la casa di odori forti di trementina , olio di lino e arrabbiature di mamma. All’epoca vivevamo in un appartamento della stessa epoca della casa protagonista della nostra storia che aveva un piccolo (ma non piccolissimo) ripostiglio dove mia madre minacciava sempre di chiudere mio padre a dipingere. Per fortuna di mio padre il ripostiglio non aveva finestre. Ho visto parecchie case degli anni Sessanta dotate di ripostigli quasi sempre confinanti con gli appartamenti contigui. Ma ho visto anche ripostigli dotati di prese d’aria con l’esterno.
Mi piace pensare a un pittore che ricavò il suo studio da un ripostiglio, magari un pittore diventato famoso, o semplicemente un pittore contento della sua professione, che è già un bellissimo regalo della vita.
[Elena Tredici, 21 dicembre 2024]
La foto è stata scattata da Maria Teresa Natale il 2 giugno 2024 nel corso di una passeggiata in zona Marranella, all’incrocio tra via Lodovico Pavoni e via del Pigneto.