Passeggiando nei dintorni del Colosseo, ci siamo imbattuti in cinque santini contemporanei trasformati in sticker urbani, affiancati e appartenenti a una stessa serie. A prima vista sembravano piccoli santini devozionali: cornici dorate, aureole luminose, angioletti, cartigli e invocazioni. Ma bastava avvicinarsi per accorgersi che qualcosa non tornava.
Al posto dei santi della tradizione cristiana comparivano cinque personaggi contemporanei, con occhiali da sole, cocktail, bottiglie di vino e gesti scherzosi. I loro nomi, Santa Sara, Santa Marta, Santa Silvia, Santa Giulia e Santo Trave, erano accompagnati da patronati improbabili e preghiere decisamente poco ortodosse.
Ci siamo trovati davanti a una piccola galleria di santità profana, nella quale il linguaggio della devozione popolare viene trasformato in una celebrazione ironica dell’amicizia, delle serate romane e delle avventure quotidiane.
![Cinque santini contemporanei trovati a Piazza del Colosseo [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY-NC-SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/10/Cinque_Santini.jpg)
Cinque santi, cinque personalità
I cinque sticker condividono un’impostazione grafica molto simile, ma ciascuno possiede attributi che ne definiscono il carattere, proprio come nell’iconografia religiosa tradizionale.
Santa Sara è immersa in una Roma notturna. Sullo sfondo si riconosce il Colosseo illuminato, mentre la protagonista, circondata da putti e decorazioni floreali, si scatta un selfie e solleva le dita nel segno della vittoria. Indossa un abito drappeggiato, simile a quelli delle figure sacre, ma il cocktail, lo smartphone e l’espressione divertita riportano immediatamente la scena nel presente. L’aureola dorata, anziché conferirle una solennità distante, accentua il contrasto tra sacro e quotidiano.
![Sticker di Santa Sara con aureola, cocktail e Colosseo sullo sfondo [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY-NC-SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/10/Santa_Sara.jpg)
![Sticker di Santa Marta con putti festanti, cocktail e monumenti romani [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY-NC-SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/10/Santa_Marta.jpg)
![Sticker di Santa Silvia con calice, aureola e decorazioni floreali [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY-NC-SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/10/Santa_Silvia.jpg)

![Sticker di Santo Trave con bottiglie di vino, grappoli d'uva e calici [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY-NC-SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/10/Santo_Trave.jpg)
Il santino: un’immagine da riconoscere e portare con sé
Per comprendere il gioco visivo di questi sticker bisogna ricordare che il santino devozionale è, prima di tutto, un’immagine destinata a essere riconosciuta.
Diffusi soprattutto a partire dall’età moderna e poi largamente riprodotti attraverso la stampa, i santini hanno accompagnato per generazioni la religiosità quotidiana. Piccoli, economici e facilmente trasportabili, potevano essere conservati nei libri di preghiera, nei portafogli o nelle abitazioni.
La loro efficacia comunicativa si basa su un repertorio iconografico condiviso: aureole, raggi luminosi, angeli, fiori, cornici ornamentali, iscrizioni e attributi identificativi. San Pietro, per esempio, è riconoscibile dalle chiavi; Santa Lucia dagli occhi; Santa Caterina d’Alessandria dalla ruota del martirio.
Anche i nostri cinque protagonisti possiedono attributi riconoscibili, ma appartengono a un universo completamente diverso: smartphone, cocktail, bottiglie, occhiali da sole e gesti della cultura giovanile. La struttura rimane quella dell’immagine devozionale, mentre i contenuti vengono sostituiti da riferimenti alla vita contemporanea.
Dal sacro al pop: una nuova iconografia della quotidianità
La reinterpretazione delle immagini religiose non è una novità. Nel corso del Novecento, e ancor più nella cultura visiva contemporanea, aureole, madonne, angeli e santi sono stati ripresi dalla pubblicità, dalla grafica, dalla moda, dalla street art e dalla cultura pop. Si tratta di immagini che continuano a funzionare anche al di fuori del loro contesto religioso, perché possiedono una forza simbolica immediatamente riconoscibile.
Nei cinque sticker romani il meccanismo è particolarmente evidente. Il santo non è più un modello di virtù o una figura da invocare per ottenere una grazia, ma una persona comune, celebrata affettuosamente attraverso i suoi comportamenti, le sue abitudini e le sue piccole debolezze. Il linguaggio del patronato e della preghiera diventa così uno strumento per costruire ritratti scherzosi. La solennità delle formule tradizionali amplifica l’effetto comico dei riferimenti alla vita notturna, al vino, alle amicizie e alle avventure sentimentali.
È una forma di appropriazione ironica dell’immaginario religioso che non richiede necessariamente un intento polemico nei confronti della religione. In questo caso sembra prevalere il desiderio di giocare con un linguaggio visivo familiare, trasformandolo in un codice condiviso.
Il collage digitale: quando epoche e linguaggi si incontrano
Un altro aspetto interessante della serie è la tecnica compositiva. I cinque santini presentano caratteristiche riconducibili al collage digitale contemporaneo: fotografie di persone reali vengono inserite in ambientazioni costruite attraverso l’accostamento di immagini, decorazioni e riferimenti visivi di provenienza diversa.
I volti fotografici convivono con vesti classicheggianti, cornici baroccheggianti, putti, sculture antiche e monumenti romani. Elementi che appartengono a epoche e contesti differenti vengono combinati in un’unica composizione, volutamente sovraccarica. Non si cerca una ricostruzione storicamente coerente. Al contrario, è proprio l’incontro improbabile tra passato e presente a produrre l’effetto ironico.
Anche la ripetizione dello stesso schema grafico contribuisce all’identità della serie: il nome in alto, il patronato, il personaggio centrale, la preghiera e il cartiglio conclusivo. Una struttura modulare che permette di creare immagini diverse mantenendo una forte somiglianza reciproca.
La realizzazione potrebbe aver impiegato strumenti di fotoritocco, applicazioni grafiche o sistemi di generazione delle immagini mediante intelligenza artificiale. Senza conoscere l’autore e il processo creativo, tuttavia, non è possibile stabilire con certezza quali strumenti siano stati utilizzati. Il risultato appartiene comunque a una cultura visiva nella quale immagini storiche, fotografie personali e riferimenti pop possono essere combinati e rielaborati con grande facilità.
Roma, scenario e protagonista
Nei cinque santini Roma non è soltanto il luogo del ritrovamento, ma una componente fondamentale dell’immaginario. Il Colosseo e la basilica di San Pietro compaiono ripetutamente sullo sfondo, trasformandosi in scenografie immediatamente riconoscibili. Accanto a essi trovano posto richiami alla scultura antica, elementi architettonici classicheggianti e decorazioni che evocano un’idea festosa e monumentale della città. È una Roma costruita per immagini, nella quale monumenti antichi e cristiani convivono senza distinzioni cronologiche. Non importa che appartengano a epoche diverse: ciò che conta è la loro capacità di evocare immediatamente la città.
Il riferimento a Roma è presente anche nei testi, che raccontano serate, spostamenti, incontri e piccole avventure. Possiamo immaginare che questi santini siano stati creati per celebrare un viaggio o un’esperienza condivisa da un gruppo di amici, ma non abbiamo elementi sufficienti per ricostruirne la storia.
Sappiamo soltanto che i cinque sticker erano affissi uno accanto all’altro, nei pressi del Colosseo, e che qualcuno ha scelto di portarli fuori da una dimensione privata, affidandoli allo spazio pubblico.
Da ricordo privato a testimonianza urbana
È proprio questo passaggio a rendere la serie particolarmente interessante per MuStick.
Forse questi cinque santini erano nati come uno scherzo tra amici, destinato a circolare soltanto all’interno di un piccolo gruppo. Una volta trasformati in sticker e affissi in città, però, hanno acquisito una nuova dimensione. Chi li incontra non conosce necessariamente i protagonisti, ma può riconoscere il gioco iconografico, divertirsi leggendo le invocazioni e immaginare la storia che si nasconde dietro le immagini. I cinque adesivi diventano così testimonianze di una forma di creatività contemporanea che mescola memoria personale, cultura popolare, ironia e linguaggi visivi condivisi.
La Collezione MuStick li conserva e li documenta come una serie unitaria, conservando non soltanto le immagini dei singoli personaggi, ma anche la relazione che li legava nel luogo del ritrovamento.
Scheda MuStick
Titolo: Cinque santini contemporanei
Tipologia: Serie di cinque sticker urbani
Soggetti: Santa Sara, Santa Marta, Santa Silvia, Santa Giulia, Santo Trave
Autore: Sconosciuto
Datazione: XXI secolo, ante 29 ottobre 2026
Tecnica: Stampa a colori su supporto adesivo; composizione grafica digitale
Luogo di ritrovamento: Piazza del Colosseo, Roma
Data del ritrovamento: 29 ottobre 2026
Contesto: Cinque sticker affissi uno accanto all’altro
Descrizione: Serie di cinque ritratti contemporanei che reinterpretano ironicamente l’iconografia dei santini devozionali. I protagonisti, rappresentati con aureole, vesti classicheggianti e attributi personali, sono inseriti in composizioni riccamente decorate con putti, cartigli, fiori, monumenti romani e oggetti legati alla convivialità. Ogni immagine è accompagnata da un patronato scherzoso e da una preghiera parodica.
Temi: Iconografia religiosa pop, parodia devozionale, collage digitale, cultura urbana contemporanea, Roma, amicizia e convivialità.
Modalità di acquisizione: Raccolta sul luogo di ritrovamento.
Materiale conservato: Cinque sticker originali.
Documentazione fotografica: Fotografie della serie e dei singoli sticker.
Collezione: MuStick – Museo Virtuale dello Sticker
[Maria Teresa Natale]