Gli alieni in movimento di Ilaria Oda Paccini: un abbraccio tra arte e conservazione della biodiversità

Casualmente mi trovo ad attraversare la Galleria Alberto Sordi, scorgo con la coda dell’occhio una serie di animali coloratissimi che in qualche modo mi attraggono, mi incuriosisco ed entro in un grande ambiente allestito temporaneamente per essere uno spazio espositivo. Mi accoglie l’artista, Ilaria Oda Paccini, che mi illustra il progetto “Alieni in movimento a Roma Capitale”, un’iniziativa che prevede la realizzazione live painting di quindici grandi opere su alluminio ossidato, dipinte in spazi significativi della Capitale con lo scopo dichiarato di “mettere in luce il punto di vista delle cosiddette specie aliene”, cioè quelle specie animali e vegetali che l’uomo trasporta intenzionalmente o accidentalmente al di fuori della loro area d’origine, causando un grave problema per il mantenimento della biodiversità.

[Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
[Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
L’artista ha già realizzato alcune opere di questo progetto in piazze importanti come piazza Navona e piazza di Spagna: dal killer della Louisiana, al ratto asiatico, dal fico degli Ottentotti al tamia siberiano, dal parrocchetto monaco al persico sole e così via. Le opere sono poi state esposte per un breve periodo nella Galleria Alberto Sordi, corredate anche di pannelli didattici che informano sulle aree di origine e di introduzione di ogni specie, sui vettori di introduzione, gli impatti, i metodi di gestione.

[Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
[Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Ilaria è molto disponibile e le faccio qualche domanda.

In ogni opera ci sono dei piccoli ritratti. Chi rappresentano?

“Quando dipingo in piazza, le persone che mi guardano fanno parte dell’opera. Il significato è che sia l’uomo che gli animali sono sullo stesso piano. In altre parole, l’umanità non è esclusa dal problema della biodiversità. Lo squilibrio della biodiversità è una questione che interessa ogni specie, compresa quella umana. Infatti, siamo la specie più aliena di tutte, quella che provoca più danni all’ambiente. E quindi siamo coinvolti nel problema. Per questo ho voluto mettere gli spettatori dell’opera all’interno della piazza.”

[Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
[Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Come hai avuto l’idea di questo progetto?

“Avevo visto il bando “Culture in Movimento 2023-2024” e ho pensato: quale tema potrei trovare per connettere tutti i municipi di Roma? Un tema che abbia la capacità di collegare diverse zone della capitale e che sia di interesse comune, insomma, importante? Stavo pranzando con mia figlia, ed ecco l’idea. Lei, che studia scienze naturali e ha 19 anni, mi dice: mbeh, gli alieni invasivi!”

Il suggerimento mi è sembrato subito brillante. Non se sapevo molto di alieni invasivi e mi sono messa a studiare. Ho chiesto all’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, di diventare partner del progetto. Sono stati molto disponibili, molto bravi. Mi sostengono in modo eccezionale. Quindi, oltre alla parte artistica che attira i passanti, c’è una parte scientifica significativa.

Mi dici qualcosa della tecnica?

“La struttura portante è in legno. Tutte le opere sono realizzate in alluminio perché, ovviamente, è riciclabile. È molto più leggero di altri metalli. È un metallo molto interessante e, soprattutto l’alluminio è ossidato, quindi quello che si vede bianco in realtà è ossido di alluminio. E questo continua a trasformarsi nel tempo. Quando l’acido comincia ad aderire alla superficie, si formano delle macchie, le guardo e cerco di assemblarle in modo che abbiano già un loro movimento. E poi le dipingo. Guarda qui per esempio, non ti pare che questa macchia d’ossido assomigli a un pesce? L’ossidazione si fa da sola, e la capacità dell’occhio umano di riorganizzare il punto in qualcosa che ha un significato ha il nome di  pareidolia”. Come quando si guardano le nuvole, si crea un illusione subcosciente che trasforma forme casuali in forme note.

[Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
[Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Ilaria mi racconta che nei prossimi mesi altre specie aliene su alluminio “invaderanno” altri luoghi iconici della città, ma non solo, il granchio blu in questi giorni è esposto addirittura a New York City  presso il Mama Theatre, un teatro indipendente nel Lower East Side.

Un connubio intelligente tra arte contemporanea, natura e consapevolezza.

[Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
[Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Saluto Ilaria e proseguo la mia passeggiata. Incredibile, per rimanere in tema, in via di Ripetta incappo proprio in un granchio blu dello street artist Qwerty sulla parete esterna dell’edificio che un tempo ospitava il gabinetto anatomico dell’ospedale di San Giacomo.

[Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
[Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
[Maria Teresa Natale, 12 ottobre 2024]

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