Roma, Rione Ponte, Arti Floreali, uno spazio espositivo di cinquanta metri quadrati, in vicolo della Campanella, dove è appena stata inaugurata un’originale installazione collettiva ispirata al mare e ai suoi abitanti, da quelli che abitano nella profondità degli abissi a quelli che vivono più in superficie. Un vero e proprio “mare d’inchiostro” realizzato da nove artisti, sei donne e tre uomini, con la tecnica sumi-e, nata in Cina nel X secolo grazie alla filosofia taoista e poi esportata in Giappone dai monaci Zen.

Il termine sumi-e è giapponese: sumi significa “inchiostro nero”, e significa “pittura”. Il collettivo di artisti si è sbizzarrito a disegnare pesci, meduse, aragoste, cefalopodi di ogni dimensione, solitari o in branco, dipinti su carta di riso. Ci sta perfino un pesce scoperto di recente.

Faccio due chiacchiere con alcuni artisti, Valeria mi racconta che per questa tecnica si usano pennelli particolari, diversi da quelli utilizzati in calligrafia. Mi spiega che il sumi-e non è una pittura dal vero, ma piuttosto un esercizio di meditazione, dove il soggetto non è una copia del reale ma l’espressione di un’idea del reale che passa dall’interpretazione individuale, l’introiezione della realtà che esce sotto forma di pittura.

Si potrebbe quasi dire che il sumi-e è una pittura gestuale, semifigurata, a volte astratta, dove il bianco costituisce la base per costruire il resto dell’immagine e del paesaggio. Il bianco e il nero – mi spiega Fabrizio – sono due concetti simili anche se opposti e il punto di forza dei sumi-e nasce proprio dal loro contrasto, il bianco è il punto di partenza dal quale partono gli impulsi del cervello a disegnare il resto del soggetto. Non sono ammesse correzioni.

Da una tenda si affaccia Massimo K. Gobbi, artista e curatore dell’installazione. Si tratta di una tenda molto particolare che separa il primo ambiente dal secondo: è composta da tutti i pezzi di stoffa che gli artisti hanno utilizzato per asciugare il pennello, per dosare il nero, per pulirsi le mani, cucita molto bene, dall’artista francese Catherine Bessy.
Oltre la tenda, si ha la sensazione di entrare in un acquario, luci blu con effetto onde dinamiche del mare, musica d’ambiente di sottofondo e pesci dovunque, alle pareti, lungo teli pendenti dal soffitto…

Di tanto in tanto si accendono le luci, così si ha modo di ammirare anche una serie di haiku di autori giapponesi, ai quali gli artisti hanno associato figure di pesci e paesaggi marini.

Torno nella prima sala, mi colpisce un granchio blu, unico “alieno” nell’acquario di carta di riso di vicolo della Campanella.

Lascio a malincuore lo spazio espositivo con il desiderio di tornarci quanto prima, in un momento di minor affollamento, per potermi fermare a meditare nel silenzio del blu.
[Maria Teresa Natale]
Spazio Arti Floreali, Che cosa c’è sotto? Mostra dei praticanti di sumi-e, Vicolo della Campanella 42, Roma, 20 novembre – 7 dicembre 2024: dal martedì al sabato, ore 16-20.
Collettivo: Clara Antonietti, Valeria Belli, Catherine Bessy, Maria Antonietta Brancati, Monica Beatrice Brocco, Paolo Fagnano, Massimo K. Gobbi, Maria Cristina Tarquini, Fabrizio Tosto.