Villa San Giovanni: dialogo tra un Fico d’India e una vecchia ciminiera

Le prime ciminiere compaiono in Gran Bretagna tra il 1750 e il 1790 (tronco-piramidali o scalari, a pianta quadrata) con altezze modeste, intorno ai venti, trenta metri. All’inizio del XIX secolo, ispirandosi all’architettura dei fari, compaiono le prime ciminiere a pianta circolare ( la maggiore resistenza ai venti consente di raggiungere altezze maggiori). Le ciminiere a sezione ottagona raggiungono le altezze più alte prima dell’uso del cemento armato. Nella regione francese della Loira la ciminiera delle acciaierie di Saint-Chamond, nel Dipartimento della Loira, raggiunge i cento metri nel 1862! Nel primo decennio del Novecento le ciminiere in laterizio raggiungono altezze incredibili come quelle chiamate  “Mammuth”. Nel 1917, nello stato del Montana, viene costruito il Mammuth più elevato, il Big Stack, 178 metri di altezza e 18 di diametro!!!. Ma proprio negli stessi anni l’uso del cemento armato manda in pensione le ciminiere di laterizio permettendo di arrivare ad altezze impensabili. Attualmente la ciminiera più alta del mondo raggiunge i 422 metri e quella più alta d’Europa (che si trova in Slovenia) i 360 metri.

Da quest’immagine, scattata da Maria Teresa Natale il 15 settembre 2024 nel corso di una passeggiata a Villa San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria, Elena Tredici, curatrice della rubrica “Scatti e storie”, ha tratto un simpatico raccontino.

Dialogo tra un Fico d’India (FI’) e una vecchia ciminiera (CI’)

Dopo la pausa invernale, segnata dal vento gelido che veniva dallo Stretto di Messina, FI’ stiracchiò le pale al primo tiepido sole di primavera e gettò un occhio appena un poco più in alto, dietro il muro. Eccola là, la vecchia, impassibile come sempre.

Anche CI’ aveva sentito il venticello caldo di sole che attraversava le sue tante rughe tra i mattoni risparmiandole  (finalmente!) dal contatto con la salsedine ghiacciata. Quando i raggi ebbero scaldato ogni singola ruga, CI’ si degnò di guardare un po’ più in basso, ed eccolo là, il giovanotto, pronto a crescere ancora in pale e protervia! 

E infatti fu lui , assolutamente ignorante del Galateo, ad aprire il discorso:

FI’ – Che meraviglia questo sole! Hai sentito, nonna, che…
CI’-  Ve lo dissi più volte di non appellarmi così, volgare piccolo popolano…
e poi come osi rivolgerti a una dama senza esserne interpellato?
FI’ – Dama… dama…  tutto per quella questione della seta…  ma popolana sei nata pure tu!
CI’ – E invece da sempre la mia famiglia è di altissimo lignaggio! Taci e ascolta! Le ciminiere in mattoni chiamate Mammuh sono arrivate a toccare i 130 metri di altezza! E quelle in cemento armato sembra che tocchino il cielo… E se riesci a vedere il mio augusto capo vedrai che porta la corona!
FI’- Ma che dici nonnetta! “Arrivammo fino a toccar le stelle!!!” Ma  lo sai chi toccaste voi, nella notte stellata? Il taddarita, come c noi popolani chiamiamo il pipistrello… E la corona poi… mi dispiace quasi dirtelo ma quel che vedo è quel che resta dell’ultima fila di mattoni  che il tempo ha spezzato in forma di corona … Signoria Vostra ora è felice?
CI’- Ahhh… povero piccolo fichetto… tu non puoi sapere come è stata la mia vita in gioventù: il calore dell’acqua pulita che saliva in nuvole di vapore a purificare il mio corpo, e i barlumi di luce di diamante che il filo di seta emetteva svolgendosi dal bozzolo del baco… e il ritmo dei telai che catturavano quella luce per creare bellezza… una bellezza indossata dalle dame…
FI’- Ancora! Ancora dame e gentiluomini…quel mondo è finito nonnetta mia, te ne devi fare una ragione…

Ma lei non gli parlò più fino alla fine dell’estate, troppo orgogliosa per fargli notare  quel viavai di gente che non si vedeva più dalla chiusura definitiva di tutte le seterie della zona, all’inizio degli anni Cinquanta del Novecento. Signori che fotografavano la sua bellezza (pensava CI’!), che prendevano misure, che parlavano tra loro con parole per lei incomprensibili: salvaguardia… bene culturale… FAI… ma chi FAI? Ma cosa FAI? Pure sgrammaticati sono! Pensò dall’alto della sua cultura nobiliare. Poi non ce la fece più e interpellò FI’.

CI’ – Eih! Ragazzo!
FI’ – Ma guarda! La vecchia mi rivolge la parola, gli sarà andato un mattone  sottosopra!
CI’ – Eih ragazzo, come stai? Mi sembri cresciuto!
FI’- Io d’estate lavoro, mica sono in pensione come voi! Ho dovuto produrre delle belle pale nuove e scintillanti di verde e un bel po’ di fichi che sembrano rubini! È passato il tempo dei tuoi diamanti di seta, adesso tutti i ristoranti cercano i  miei rubini succosi!
CI’ – Ma che pazienza ci vuole con i giovani… popolani poi…  – mormorò la ciminiera; poi proseguì facendo finta di niente e alzando la voce: – Senti, “bel giovine”, non hai per caso visto passare più gente del solito? Gente strana, sempre con il volto sollevato, con strane, piccole scatole che emanavano lampi di luce…
FI’- Ma che pazienza ci vuole con i vecchi… aristocratici poi… Ascolta nonnina, le scatolette si chiamano macchine fotografiche e te le spiegherò un’altra volta… La gente “strana” – come la chiami tu – sono del Fondo Ambiente Italiano e pare che, con l’aiuto delle amministrazioni comunali qui intorno, vogliano salvare le seterie rimaste ancora in  parte integre perché fanno parte della storia dell’industrializzazione in Italia…
CI’ – AHHH! Urlò  CI’… mi rifaranno il lifting! Che gioia!
FI’ – Fai silenzio! Altrimenti è la volta che ti radono al suolo! Hai capito la nonnetta… a forza di ascoltare i turisti ha imparato anche l’inglese…Insomma sì, ci sono buone probabilità che la tua vita sia ancora molto lunga… Io invece ti dovrò salutare perché i fichi d’India non fanno parte dei restauri e vengono eliminati…
CI’- No! Non posso pensarci – disse sommessamente la ciminiera – anche tu mi lascerai come i miei amati operai della seteria…
FI’- Ma guarda! Allora anche te nascondi amori segreti e popolani…
CI’ – …ero la loro regina, il loro vanto, il segno di un mondo che cambiava…
FI’ – Vedrai che tornerai giovane e amata…Io invece sarò tra i primi a lasciarti insieme a sterpi ed erbacce… ma non temere, i miei semi, con il tempo, ti daranno tanti nipotini…cara nonna CI’…
CI’ – …amato nipote FI’…

…E si vogliono ancora un mondo di bene perché, come molti sanno, in Italia, si tiene spesso conto dell’amore tra mondo vegetale e costruzioni storiche…

[Elena Tredici, 15 gennaio 2025]

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.