Da molto tempo non passeggiavo sui marciapiedi di viale Cristoforo Colombo. Troppo traffico. Che poi significa troppo rumore e troppa puzza di scappamenti. Ma una visita al quartiere limitrofo di Tor Marancia mi aveva fatto sorgere la curiosità di rivedere la Fiera di Roma… o quel che ne era rimasto. L’incontro, perciò, è stato casuale ma in fondo prevedibile.
Eccola là, l’insegna, davanti a un albero il cui vestito autunnale forma una perfetta sintonia di gialli con le aste di ferro che la reggono. Sono dipinte in giallo chiaro con inserti di color marrone ruggine (o foglia secca) e un inserto orizzontale più brillante, forse per una scritta più recente ma di vita breve. Lei poi, che tenerezza! Mi ha ricordato una di quelle vecchie signore che passeggiano in centro ingioiellate e con splendidi vestiti firmati… cinquant’anni prima! Sicuramente anche l’età della scritta “fiera di ROMA” è da collocarsi tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento per l’uso quasi esclusivo del metallo che…
— che? Cosa che? Guardi che io sono un’insegna d’acciaio, non come quelle insegne coperte di plastica che si sono rifatte il trucco per nascondere le crepe!
— Beh… ecco…magari un po’ di ruggine…
— Ci sono giornalisti in giro?
— No, ma…
— Credo che con lei possa confidarmi, siamo entrambe persone d’età… la ruggine sono lacrime… le MIE lacrime… ora le racconto…
— Sì, ma…
— Silenzio! Ora le racconto: nel ‘59, quando fu inaugurata la Fiera sulla Colombo, non ero ancora nata … poi arrivò “l’età dell’oro” della Fiera Campionaria e, poi, Internazionale! Ero molto fiera della mia altezza, della mia bellezza… i bambini mi guardavano ammirati…
— …ora che ci penso… devo averti visto anch’io…Mio padre portò me e mio fratello, ancora bambini, a vedere i padiglioni della Fiera Internazionale, colmi di “stranezze” (per noi) di tutti i Paesi. Io, che amavo molto gli animali, rimasi allibita davanti ai padiglioni africani che esibivano vari lavori artigianali fatti con pelli, corna, zoccoli, zanne e altro di gazzelle, zebre, facoceri… Un fascino così estraneo al mio mondo che vinse del tutto la tentazione del pianto… Babbo mi regalò un piccolissimo corno di gazzella che entrava tutto nella mia mano. Per me era l’infinito della savana, di un mondo ignoto e misterioso… Ancora riposa in qualche scatola dell’ultimo recente trasloco… e adesso…
— …adesso – proclamò l’insegna – dopo l’approvazione della variante urbanistica a fine 2020 e l’accordo, nel 2023, fra Roma Capitale e il Fondo Orchidea srl io non avrò più alcuna funzione se non quella di vecchia testimonianza del tempo passato. Dove sorgono le rovine dei padiglioni della ex Fiera sorgerà un nuovo quartiere: ‘La città della Gioia‘ con abitazioni, due piazze, molti spazi pubblici, spazi verdi e spazi sociali. Ed io, se sarò molto, molto fortunata, finirò i miei giorni in una “casa di riposo”, ovvero un deposito per insegne anziane, sperando che collezionisti, amatori oppure lo stesso Comune di Roma si decidano a creare un museo dove le vecchie insegne e la pubblicità d’altri tempi (manifesti a colori, il mitico Carosello in bianco e nero, i volantini politici ed elettorali…) possano degnamente passare il tempo. Così potrei continuare a essere una insegna… molto Fiera!
— Però, che bella idea!
[Elena Tredici, 10 febbraio 2025]
La foto è stata scattata da Maria Teresa Natale il 15 dicembre 2024 nel corso di una passeggiata partecipata nel quartiere di Tor Marancia.