Un pomeriggio con Vincenzo Sparagna nella Repubblica di Frigolandia

È un mercoledì di dicembre, un caro amico mi chiama e mi invita ad accompagnarlo a Frigolandia. Non me lo faccio dire due volte, ci mettiamo in macchina e in due ore e mezzo raggiungiamo Giano dell’Umbria, in provincia di Perugia, circondato da meravigliosi e fitti boschi dai variopinti colori autunnali. In pochi minuti arriviamo nell’area dell’ex colonia di epoca fascista, dove il 25 aprile 2006 fu inaugurata la Repubblica di Frigolandia: “repubblica della fantasia, accademia delle invenzioni, parco della pace e della musica, villaggio nomade della poesia; ashram socratico, monastero eurotibetano, città immaginaria dell’arte maivista, prima repubblica marinara di montagna”, come recita il dépliant della struttura. Un signore un po’ anziano con baffi e lunghi capelli bianchi, come il berretto di lana in testa, ci viene incontro e ci fa gli onori di casa: è nientemeno che Vincenzo Sparagna, napoletano, classe 1946, giornalista, scrittore, disegnatore, che per due ore ci intrattiene con le sue storie.

Vincenzo Sparagna [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Vincenzo Sparagna [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Vincenzo giunge a Roma negli anni Settanta, frequentando gli ambienti della sinistra extraparlamentare, in particolare il movimento leninista, e presto inizia a collaborare con il Manifesto e la redazione della rivista satirica Il male. A quei tempi si respirava a Roma un’aria creativa, da un lato c’erano gli indiani metropolitani e i fricchettoni, amalgamati nel mondo del ricchi, dall’altro i gruppi della sinistra extraparlamentare: Potere operaio, Avanguardia operaia, Lotta continua, l’Unione dei Marxisti Leninisti a cui Vincenzo aderisce, pur staccandosene abbastanza presto per divergenze d’opinione. I movimenti del Settantasette vengono soffocati dalla violenza, dal terrorismo, dalla lotta armata, dallo scontro con lo Stato.

Alla fine degli anni Settanta il punto di svolta è rappresentato da un tipo di autoproduzione che si impone a un grande pubblico grazie a un trucco narrativo, quello di fare dei falsi giornali-quotidiani! (Il male): critica sociale allo stato puro “che in molti trovano lercia, senza gusto, maleducata, irriverente” nelle parole di Massimo Giacòn.

Copertina de "Il Male" [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Copertina de “Il Male” [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Il male (già Il sale) aveva la redazione a Monteverde Vecchio in via Lorenzo Valla (a casa del fumettista Pino Zac). Dal terzo numero arriva Vittorio Sparagna. Alcuni ricorderanno copertine memorabili come quella con Aldo Moro (che ancora non era stato rapito) con un grosso fallo rugoso con il titolo “Il padre de li Santi!”, di ispirazione belliana, oppure la copertina con  Ugo Tognazzi, identificato come capo delle brigate rosse.

Nei primi anni Ottanta, si assiste a una rimodellazione delle forme d’arte: dalla pittura, alla letteratura, al cinema, alla danza, al teatro. È in questo clima che nascono nuove avanguardie artistiche che vedono sempre più protagonisti scrittura e fumetto, visti come mezzo di espressione integrale e popolare.

Vincenzo ci racconta della rivista Frigidaire che “ha messo insieme nel corso di più di quarant’anni anni mille teste, mille storie, un insieme di segni e ricordi di vita”. Dei redattori originari “pochi sono rimasti a bordo, alcuni sono precipitati troppo presto in mare, tragicamente perduti nell’oceano del tempo, altri sono passati sulla terraferma, eterni vagabondi o arrampicatori sistemati in comode poltrone”.  I disegnatori Stefano Tamburini e Andrea Pazienza sono morti di overdose.

Frigidaire andò in edicola a novembre del 1981,  Vincenzo Sparagna ne fu direttore e manager. All’inizio la redazione era in via della Penitenza 14, piccola, scomoda, bohemienne, poi si tasferì in una villa liberty a via Daniello Bartoli sempre a Monteverde e infine in via dei Riari a Trastevere. Il progetto di Frigidaire nasceva dalla libertà di espressione conquistata con Il male ma con una diversa lucidità di progetto e organizzazione. Era una rivista di reportage, narrativa, fotografia, fumetto, satira, performance, grafica ritmica. “Frigidaire era freddo, geometrico, spigoloso nella grafica, pulp negli argomenti che trattava (sangue, violenza, sesso). Quei ragazzi avevano portato nel fumetto quel senso di congelamento che nella pop art si chiamava frieze. Prendi qualcosa dai media, un disastro automobilistico, la sedia elettrica, una star del cinema e la guardi da lontano, ci metti i colori sgargianti che la rendono qualcos’altro, La reinventi, in pratica. Questo lavoro di straniamento era lo specchio di uno sguardo disincantato tipico dell’epoca. Era il nuovo cinismo e ci piaceva”  ricorda Igor Tuveri, alias Igort nella pubblicazione edita per il quarantennale della rivista.

Copertine di "Frigidaire" e de "Il nuovo male" [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Copertine di “Frigidaire” e de “Il nuovo male” [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Vincenzo ci fa da cicerone all’interno di Frigolandia: fuori c’è ancora un po’ di luce e cosi ci fa vedere la Casa Rosada,  il teatro Oklahoma, tutte strutture realizzate per mano di giovani volontari giunti da ogni dove, in periodi dell’anno meno freddi qui si organizzano raduni ed eventi. Poi entriamo e ci troviamo immersi in un’orgia di colori e di emozioni: oggetti, fascicoli di riviste, mobili, quadri, disegni, poster: siamo nel Museo-Archivio dell’Arte Maivista.

Archivio riviste della Repubblica di Frigolandia [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Archivio riviste della Repubblica di Frigolandia [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Vincenzo ci conduce in cucina, l’unico ambiente riscaldato e mentre sorseggiamo un tè caldo, continua a raccontarci l’avventura maivista, portata avanti con personaggi del calibro di Andrea Pazienza, Filippo Scozzari, Massimo Mattioli e Tanino Liberatore, storici redattori della rivista Il Cannibale.

Nel grande salone archivio sfogliamo alcuni fascicoli di Frigidaire con l’intervista al critico d’arte Achille Bonito Oliva ritratto nudo, il dossier Manuale del killer professionista!, traduzione di un testo segreto della CIA, le interviste a Cicciolina / Ilona Staller.

Vincenzo ci ricorda che esistevano anche tante riviste connesse: il trimestrale di subletteratura Vomito, Frizzer, Tempi supplementari, Il Lunedì della Repubblica, Casting, mensile dello spot/tacolo, Il Nuovo Male, “giornale falso ma non bugiardo”.

Oggi Frigolandia, a causa di un lungo contenzioso con il Comune di Giano dell’Umbria, rischia di chiudere e l’archivio delle riviste e il Museo dell’Arte maivista di finire in casse polverose in attesa di una nuova destinazione, oscurando in tal modo una parte della nostra storia legata alle controculture.

Originali arredi in legno progettati da Luciano Biscarini per la Repubblica di Frigolandia [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Originali arredi in legno progettati da Luciano Biscarini per la Repubblica di Frigolandia [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Prima di lasciare Frigolandia, acquistiamo qualche copia del Nuovo Male e di Frigidaire, salutiamo Vincenzo e torniamo sui nostri passi con un po’ di malinconia.

Per approfondire:

  • Quarantaquattro autori, L’avventura maivista di Frigidaire 1980-2020, introduzione di Vincenzo Sparagna, prologo di Filippo Scozzari, supplemento indipendente di Frigidaire, n. 259, marzo/aprile 2020.

[Maria Teresa Natale]

One comment

  1. Una storia molto interessante e uno di quei luoghi che dovrebbero essere dei fari a cui fare riferimento e da cui prendere spunto.
    Si potrebbe organizzare una visita?

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