Quattro passi a Pontinia, città di fondazione

19 dicembre 1934: Benito Mussolini fonda Pontinia, terza città della Pentapoli pontina assieme a Littoria (oggi Latina), Sabaudia, Aprilia e Pomezia. Se vi trovate a passare di qui, non disdegnate una passeggiata in questa città di fondazione, voluta dal regime fascista.

Pontinia nel 1939 [Fonte: Wikipedia]
Progettata dall’ingegnere Alfredo Pappalardo, con il supporto artistico dell’architetto Oriolo Frezzotti (pare che il Duce avesse bocciato una proposta di progetto di Le Corbusier), il suo impianto a strade ortogonali è ancora perfettamente riconoscibile.

Iniziamo la passeggiata dalla torre idrica bicolore con paramento in cortina e travertino, collocata a pochi passi dal fiume Sisto. In tipico stile razionalista, la facciata sinuosa aveva la velleità di creare ombre simili nella forma a stilizzati fasci littori.

Pontinia, la torre idrica [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Pontinia, la torre idrica [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Imbocchiamo Via Leone X, costeggiamo la Casa del Bambino Pio XII e raggiungiamo Piazza Pio VI su cui affacciano la Scuola elementare e l’elegante chiesa parrocchiale di S. Anna, patrona dei ferraresi, qui immigrati in massa. L’edificio in travertino si distingue per lo slanciato campanile che pare rimandare a delle canne d’organo. Oltre all’effigie di S. Anna, il cui ritratto secondo alcuni assomiglierebbe a quello del Duce, uno sopra l’altro compaiono i simboli dei quattro Evangelisti: l’uomo/angelo (Matteo); il leone (Marco); il bue (Luca), l’aquila (Giovanni).

Pontinia, la chiesa parrocchiale di S. Anna [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Pontinia, la chiesa parrocchiale di S. Anna [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Le campane originarie, intitolate a S. Anna, S. Antonio e S. Francesco, avevano tre stemmi, quello dell’Opera Nazionale Combattenti, di Casa Savoia e di Pontinia, oltre alla scritta “Fon. Nicola Giustozzi, Trani – Arch. O. Frezzotti, regnando Vittorio Emanuele III; Duce Benito Mussolini”.

Se avete la fortuna di trovare, la porta aperta, l’interno, a firma dell’arch. Oriolo Frezzotti, vale una visita: a lui si devono tra l’altro anche il progetto dell’altare maggiore, dei mobili e della statua del Redentore.

Vi invitiamo a osservare con attenzione i quattro mosaici del maestro Augusto Ranocchi che decorano le nicchie laterali: il primo , che ospita il Tabernacolo, raffigura la discesa dello Spirito Santo; il secondo è dedicato alla Vergine Maria; il terzo è dedicato a S. Anna e vi sono raffigurati i dettagli dei due monumenti più rappresentavi di Pontinia, la chiesa e il palazzo comunale; il quarto è dedicato alla Sacra Famiglia, ricordata in una scultura in terracotta incastonata nel mosaico stesso e anch’essa realizzata dal maestro Ranocchi.

Pontinia, la chiesa parrocchiale di S. Anna, mosaico con i monumenti più rappresentativi della cittadina [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Pontinia, la chiesa parrocchiale di S. Anna, mosaico con i monumenti più rappresentativi della cittadina [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Assai belle sono anche le alte vetrate tra le nicchie con immagini che illustrano episodi biblici.

Pontinia, la chiesa parrocchiale di S. Anna, vetrate con episodi biblici [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Pontinia, la chiesa parrocchiale di S. Anna, vetrate con episodi biblici [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Da piazza Pio VI imbocchiamo il decumano del borgo rurale, via Cesare Battisti (in origine via Sisto V), su cui prospettano gli edifici razionalisti porticati dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni (INA), collegati attraverso stretti sottopassaggi al Palazzo del Comune in piazza Indipendenza (già 24 ottobre).

Pontinia, Istituto Nazionale delle Assicurazioni [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Pontinia, Istituto Nazionale delle Assicurazioni [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
L’alta torre civica in cortina presenta ancora diverse curiosità, a partire dalla scritta sul margine superiore che recita: “È l’aratro che traccia il solco ma è la spada che lo difende e il vomere e la lama sono entrambi di acciaio temprato come la fede dei nostri cuori. Mussolini”.

Pontinia, Torre civica, dettaglio dell'iscrizione alla sommità [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Pontinia, Torre civica, dettaglio dell’iscrizione alla sommità [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Sopra l’altro portale, ci soffermiamo a leggere l’iscrizione originale: “Regnando Vittorio Emanuele III, duce Benito Mussolini, il XVIII dicembre dell’anno XIV E.F., XXXI giorno dell’assedio economico, Pontinia, III città fondata nell’agro redento, inizia la sua vita consacrando la vittoria dell’Italia fascista sulla ribelle mortifera palude, mentre le legioni di Roma, sorrette dalla volontà indomabile del popolo italiano conquistano alla patria nel continente africano con la spada con l’aratro ed il piccone una nuova provincia”.

Pontinia, Torre civica, dettaglio dell'iscrizione sul portale [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Pontinia, Torre civica, dettaglio dell’iscrizione sul portale [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
In travertino è anche scolpito lo stemma dell’Opera nazionale combattenti con la scritta “ense et aratro” (con la spada e l’aratro).

Pontinia, Palazzo del Comune, stemma dell'Opera Nazionale Combattenti [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Pontinia, Palazzo del Comune, stemma dell’Opera Nazionale Combattenti [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
La maniglia del portone ricorda una vanga, attrezzo fondamentale dei bonificatori.

Pontinia, Palazzo del Comune, dettaglio della maniglia sul portone d'ingresso [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Pontinia, Palazzo del Comune, dettaglio della maniglia sul portone d’ingresso [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Per leggere la scritta superiore della torre civica, circumnavighiamo il palazzo comunale e scorgiamo un altro edificio coevo alla nascita di Pontinia: le vecchie caserme, oggi sede del Comando dei Carabinieri.

Pontinia, vecchia caserma Combattenti [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Pontinia, vecchia caserma Combattenti [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Torniamo in piazza Indipendenza. Qui il 19 dicembre 1934, arringando da un palco di fronte a un argano che sorreggeva un blocco di travertino, il Duce, con la cazzuola in mano, sovrintese alla posa della prima pietra della fondazione di Pontinia, alla presenza di autorità religiose, militari e civili, mentre la banda di Littoria e una salva di cannoni rendeva la cerimonia solenne. La città venne ufficialmente inaugurata un anno dopo, il 18 dicembre del 1935.

In piazza incontriamo Amedeo, un signore di 88 anni, marchigiano, ci racconta di essere emigrato a Pontinia quando aveva 35 anni, lavorava come sarto in una fabbrica attiva ai tempi della Cassa del Mezzogiorno, poi quando la fabbrica ha chiuso ha aperto un’edicola dove guadagnava tre volte di più dello stipendio da sarto. Ha perso da poco la moglie Littoria, si sente solo, ma cerca di darsi da fare, frequentando il teatro e altre attività ricreative.

Pontinia, piazza Indipendenza [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Pontinia, piazza Indipendenza [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Sul lato opposto al palazzo del Comune si ergono l’ufficio postale e la facciata d’ingresso dell’Albergo pontino, la facciata d’ingresso dell’Opera Nazionale Dopolavoro e il Cinema-teatro ENIC (oggi Fellini), che in occasione dell’inaugurazione di Pontinia, il 18 dicembre del 1935, venne decorato con un sipario scenografico del Teatro Bolscioi di Mosca, messo a disposizione dal Teatro dell’Opera di Roma. Nell’edificio trovavano sede, uffici, sale da gioco, una sala da biliardo, una sala da ballo. Negli anni Quaranta i pontiniani avevano costituito un circolo filodrammatico molto attivo.

Pontinia, piazza Indipendenza, Palazzo delle Poste e Albergo Pontino [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Pontinia, piazza Indipendenza, Palazzo delle Poste e Albergo Pontino [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Pontinia, piazza Indipendenza, ex Cinema-Teatro ENIC [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Pontinia, piazza Indipendenza, ex Cinema-Teatro ENIC [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Tra il teatro e l’edificio delle Poste si apre via Italia (un tempo viale del Re), ma noi proseguiamo lungo il decumano, ovvero la prosecuzione di via Cesare Battisti che qui prende il nome di via Camillo Benso Conte di Cavour (già via del Duce).

Poco oltre, incontriamo sulla destra un altro edificio di impianto fascista: è la Casa del Fascio, con la tipica torre lievemente arretrata e curiosamente poco evidente. Le due grandi paraste in travertino che incorniciano l’ingresso un tempo avevano la forma di imponenti fasci littori. All’interno dell’edificio (oggi Casa della Cultura) era ospitata anche la Caserma della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale con sala d’armi, uffici e dormitori.

Pontinia, Ex Casa del Fascio [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Pontinia, Ex Casa del Fascio [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Ci siamo fatti un’idea della Pontinia di epoca fascista, piccola cittadina rurale con edifici pubblici e servizi, circondata da appezzamenti agricoli assegnati alle famiglie di coloni trasferitisi in questo territorio per terminare le opere di bonifica già parzialmente avviate ai tempi di Pio VI.

Per usare termini ormai obsoleti, potremmo dire che Pontinia, come le altre città della pentapoli fascista, rientrano in un’operazione di “ruralesimo” in opposizione all’”urbanesimo“. Infatti, il fascismo, all’indomani della fine della Prima guerra mondiale, che aveva lasciato un paese impoverito, indebitato, afflitto da conflitti sociali, aveva l’obiettivo di limitare lo sviluppo urbano, lo spopolamento delle campagne, l’inurbamento del proletariato, la decrescente natalità a favore di una politica che favorisse la civiltà contadina, trovando terreno fertile proprio nella pianura pontina, dove era stato avviato un importante programma di bonifica agraria.

Pontinia, tombino dell'Opera Nazionale Combattenti [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Pontinia, tombino dell’Opera Nazionale Combattenti [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Torniamo sui nostri passi, un tombino nei pressi della Chiesa ci ricorda che protagonista della bonifica della Pianura Pontina fu l’ONC (Opera Nazionale Combattenti), una bonifica qui condizionata dalla presenza della Regina Viarum e dalle azioni già impostate da papa Pio VII che aveva tracciato un reticolo di venti canali (le “fosse miliarie”), ortogonali alla via Appia e alla “Linea Pio” (l’antico Decennovium). Durante il fascismo si ripartì da questo reticolo e si aprirono nella palude le  strade “Migliare” fra l’Appia e la Litoranea, distribuendo irregolarmente nella griglia così creatasi i poderi che via via si susseguivano tra le cinque città di fondazione, distanti tra i 15 e i 25 chilometri l’una dall’altra.

Pontinia, Museo Agro Pontino [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Pontinia, Museo Agro Pontino [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Torniamo sui nostri passi, imboccando una parallela del decumano e all’interno del vecchio mercato coperto, scorgiamo l’insegna del MAP – Museo dell’Agro Pontino. Inaugurato nel 2011, sembra in stato di abbandono. Dalle finestre scorgiamo scaffali con giornali e riviste e vecchi attrezzi agricoli tra polvere e calcinacci che non sanno a chi tramandare le proprie storie. Peccato, l’unico neo di una piacevolissima passeggiata.

[Maria Teresa Natale]

 

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